Amahorse: un business model che va oltre

di Liana Ayres

A chi sembra che il mondo dei cavalli sia sempre uguale e se stesso e nulla cambi, siamo lieti di comunicare che invece cambia. Eccome se cambia. E, in questo caso, in maniera estremamente positiva.

Il segmento che ci porta a questa considerazione è quello dell’indotto creato dal comparto delle attrezzature e dalle eccellenze che lo popolano.

È notizia di questi giorni – apparsa sulle principali testate che si occupano di finanza ed economia – quella dell’acquisizione della francese Seaver da parte Amahorse.

Per capire meglio il significato e il valore di questa operazione, ne abbiamo parlato con Riccardo Volpi, volto stra-noto nel mondo equestre e presidente di Amahorse.

Quando, all’inizio del 2025, il colosso francese del private equity LBO France aveva investito in Italia attraverso la propria piattaforma Polis Sgr nell’azienda umbra leader nella progettazione e distribuzione di abbigliamento e accessori per l’equitazione, Riccardo e Simone Volpi l’avevano promesso: i fondatori di Amahorse avrebbero continuarea guidare il Gruppocon l’obiettivo di gestirne lo sviluppo internazionale, di effettuare acquisizioni mirate.

Fedeli ai propri obiettivi eccoci arrivati oggi all’acquisizione di Seaver.

Riccardo Volpi ©PBiroldi

Ma al netto delle questioni finanziare, cosa significa il passo di Amahorse e del Fondo? Ne abbiamo parlato con Riccardo Volpi.

«La sfida del mercato globale impone un cambio di passo nel mondo imprenditoriale e il ruolo che Amahorse svolge all’interno del Fondo è tale da offrire una grande opportunità al settore delle attrezzature equestri. Fare parte di un progetto imprenditoriale internazionale di questo livello ci offre la possibilità di raccogliere intorno a noi il meglio delle aziende di settore, offrendo nuovi orizzonti di sviluppo. All’interno del Fondo LBO France, la funzione di Amahorse, tra i diversi ambiti, è anche quello di fornire un supporto logistico e manageriale e sottoporre progetti di sinergie con realtà imprenditoriali sane e motivate. Si tratta di crescere… Di passare da sane realtà imprenditoriali famigliari a qualcosa di più per rispondere alle richieste di un mercato che cambia in maniera fluida. Preservando tuttavia e conservando l’expertise che ha fatto di questi brand delle realtà con una reputazione solida».

Essere nel milieu del contesto equestre, con attività che vanno dalle attrezzature all’allevamento allo sport è indubbiamente uno dei grandi vantaggi dei Riccardo Volpi e di Amahorse che hanno un punto di osservazione da veri insider.

«Con l’obiettivo di consolidare un gruppo manageriale importante, l’obiettivo di Amahorse va verso l’acquisizione di brand che raccontino una storia di qualità. Ci sono altre aziende che potrebbero presto radunarsi sotto l’ombrello Amahorse. E altre ne potrebbero arrivare dall’estero. Siamo orientati fermamente verso sinergie a 360 gradi, che spazino cioè su ogni ambito merceologico affinché l’offerta per il mercato equestre sia sempre ampia. Inoltre, quello che ricerchiamo è anche una sintonia speciale con gli imprenditori che abbiano desiderio e intenzione di rimanere all’interno delle proprie aziende per continuale il proprio processo di crescita produttiva. È una sorta di garanzia…».

Gli ingredienti sembrano perfino semplici… Aziende sane, imprenditori innamorati del proprio brand, qualità. Eppure la ricetta non è affatto banale. Soprattutto in un mercato che presenta orizzonti non sempre definiti.

«Sì, vero… Ma quando il concetto di sinergia è l’obiettivo perseguito con onestà d’intenti e i risultati arrivano, diventa tutto più semplice. Amahorse, stiamo parlando dei dati 2024/2025, ha avuto una crescita del 10%. Se esaminiamo solo il marchio Equestro, nato 5 anni fa, la crescita è stata del 29%. Una performance che trova le proprie ragioni proprio nel concetto che spiegavo prima».

Dazi, un mercato statunitense instabile… Come rispondono i mercati anche nel vostro settore?

«I dati della macroeconomia lo indicano: i mercati sono piuttosto piatti e l’incertezza che arriva dagli States di sicuro non aiuta. Ma il Fondo ha permesso ad Amahorse di compiere dei passi che oggi ci fanno sentire meno esposti. Come per esempio l’apertura di Amahorse USA o l’hub in Cina che ci consente di abbattere costi che oggi sarebbero ancora più gravosi».

E per il futuro che previsioni ci sono?

«Per il 2026 ci siamo posti l’obiettivo di una crescita organica del 10% che si fonderà anche sulle acquisizioni che abbiamo nel mirino. L’ambizione è quella di raddoppiare di fatto il fatturato».

Un business model di grande impatto quello che si sta governando dagli uffici di Amahorse. Ma non l’unico per quanto riguarda Riccardo Volpi che se da un lato è uno dei ‘signori Amahorse’ dall’altro è anche il ‘signor Fonte Abeti’.

Anche su questo fronte, la passione e la vision di Volpi stanno ‘portando in cascina’ un ottimo raccolto.

«Negli ultimi due anni, Fonteabeti ha ottenuto ottimi risultati sportivi, in Italia e all’estero. Abbiamo avuto belle soddisfazioni allevatoriali e anche commerciali: dei nostri cavalli importanti sono andati a cavalieri di ottimo livello all’estero. Nel segmento sportivo siamo certi di poter puntare sempre più in alto. Siamo felici di come stiamo crescendo. Per il 2026… Ci aspetta più estero, soprattutto la Germania, dove il Bundeschampionate rimane una delle nostre tappe più ambite».

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